178.

Salvatore Ligios

STUDI D'ARTISTA

2010

collana: Fotografia

Pagg. 108

€ 15,00

ISBN 978-88-88915-51-7


Questo lavoro prende in prestito gli studi degli artisti, quando ne possiedono uno, oppure la loro casa, luogo di creazione, o le gallerie degli amici quando li ospitano, ma anche i bar, i locali pubblici e persino la strada e i giardini, ricoveri accoglienti anche se temporanei. Il carnet delle visite, soggettivo nella scelta degli artisti e arbitrario se si ha voglia di stilare classifiche di qualsivoglia natura, è un pretesto per curiosare sull’arte contemporanea sarda. O meglio, un’occasione per buttare l’occhio nelle officine di alcuni autori che con l’arte – intesa nel senso più vasto e liquido che al sostantivo oggi viene dato – intrattengono un legame per professione, studio o diletto domenicale. Senza altri intenti salvo quello di esplorare luoghi e spazi che appartengono al vivere presente, al fare dell’oggi di chi fotografa e di chi crea.

Salvatore Ligios, Aggiustando la mira, in Studi d'artista, pag. 5


Studi d’artista contempla una vasta gamma di tipologie di “luogo di lavoro” spostandosi dall’atelier classico di artisti maturi e consolidati per arrivare a soluzioni estemporanee, per non dire precarie se non anche inesistenti, perfettamente coerenti con la contemporanea difficoltà abitativa dei giovani. L’essere svincolato dalla monarchia del ritratto d’artista consente al fotografo di muoversi secondo un percorso visivo classico ma allo stesso tempo più libero. Prima ancora che sugli oggetti o la luce, l’occhio si concentra su uno spazio pronto a ricevere l’invasione dello sguardo che, in questo vuoto, diventa perturbazione. Senza indirizzi esterni, si muove attraverso la personalizzazione dello spazio, riscontra costanti allusioni al possessore, l’inevitabile modificazione del luogo a propria immagine e somiglianza, la risposta ad esigenze prima di tutto fisiche, pratiche, lavorative e poi estetiche, vanesie quasi. Traspare l’esperienza della relazione che lega spazio e uomo fino a formare una unità naturale che ora solo apparentemente si mostra come vuota. Ma come le parole di Marguerite Yourcenar esprimono compiutamente, «questi interni si rivelano imprigionati della vita segreta dei loro abitanti». È a questa segretezza che si rivolge lo scatto di Ligios, la necessità di conoscenza si sospinge lontano da forme di divismo. L’uomo e non l’artista emerge in questi scatti; la sua essenza, quella che resta imbrigliata negli oggetti, quella che forse avrebbe voluto nascondere, preservare. [...]
Il percorso che parte dall’atelier classico per arrivare al tavolino di un bar con un semplice computer, infatti, racconta del cambiamento vissuto dalla figura dell’artista nella contemporanea società produttrice; può essere enunciazione di un riassestamento dei ruoli sociali, evidenziazione di come l’essere multitasking sia sempre più una tattica di sopravvivenza, un quotidiano stratagemma per districarsi tra le molte personalità che siamo chiamati ad indossare. La staticità di un luogo non ci appartiene più. Anche l’arte è diventata leggera e portatile come le nostre vite. La domanda, opinabile certo, è dove possa portare questo viaggio senza valigie. Così come lo studio è stato nel corso degli anni significante di precisi rimandi sociali e politici, così ora la sua assenza ne veicola di nuovi e altrettanto pressanti: la difficoltà di soluzioni abitative prima ancora che lavorative, la minore tendenza all’aggregazione creativa e produttiva, una sorta di esigenza intimista e meno aggressiva da parte dell’artista nella società. Rispondendo quasi sottovoce a questi cambiamenti, perseguendo una cifra stilistica improntata alla sobrietà e all’analisi, la fotografia si autoconferma osservatrice del suo tempo, rivelatrice di evidenze.
Il fotografo, ancora una volta, lancia il famoso sasso nello stagno e attende che le onde raggiungano anche noi.
zentai suits
Sonia Borsato, L'assenza in posa, in Studi d'artista, pag. 102-104
Cheap Cosplay Costume