176.

Gianni Manunta

PASTORELLO DI MARIA

2009

collana: Arte contemporanea

Pagg. 16

ISBN

Maria era una ragazza, in fondo. Prima di essere la Madre di Gesù era semplicemente una ragazzina di sedici anni. Il resto, se non si considerano le implicazioni religiose, ha tutte le caratteristiche di una favola: l’amore, il matrimonio, la nascita, i cattivi, il lieto (più o meno!) fine.
Le storie si assomigliano un po’ tutte, e tutte sembrano confluire nelle tele di Pastorello, come se i racconti e i cartoni animati del mondo fossero stati versati nello stesso contenitore, shakerati e poi riproposti in versione light, stilizzati e purificati, resoconto reale e concreto dei tasselli che compongono l’immaginario di un pocopiùchetrentenne: San Giovanni assomiglia a Goku di Dragon Ball; Maria è una Barbie dai lunghissimi capelli fluenti, una Barbie da collezione in edizione limitata, una bambina composta che ricorda le Madonne medievali e le sculture di Nivola, una giovane donna con un mistero dentro di sé, un’evidenza che può essere solo intuita così come appena intuito è il corpo, suggerito e negato dietro la veste.
Nel bosco di Cappuccetto rosso – con lupo annesso – rimandi danteschi subiscono influenze leonardesche – la Vergine delle rocce – tutto sostenuto da un’anima Manga rintracciabile solo come stimolo iniziale perché ormai raffinata e depurata.
Il contemporaneo fa il suo corso. Una generazione formata dalla televisione e graphic novel, film d’animazione e libri di storia dell’arte crea adesso una nuova mitologia, esprime la propria personale preghiera, ridefinisce l’idea di sovrannaturale, si adopera in una quotidianità nobilitata dal racconto, visivo e letterario.

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S. Borsato, Maria era una ragazza.

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